formiamoCRI – 31 maggio 2024

Il mio corso di rischio idrogeologico tra fontanelle e calze da sub - di Sabrina Natali

Frequentare il corso di rischio idrogeologico organizzato dalla Consulta di Modena è stato il naturale proseguimento del corso base per diventare Operatore CRI in attività di emergenza. D’altronde il nostro territorio è ad altissimo rischio in fatto di alluvioni ed esondazioni. Ricordo bene l’alluvione del gennaio del 2014, quando, insieme ad alcuni amici, andai a Bastiglia per dare una mano a ripulire. Sono stata fra quelli che chiamano “angeli del fango”, ma sicuramente non in infradito o calzoncini corti! Grazie a un minimo di conoscenza mi ero munita di stivaloni e di guanti e quello che mi prefiggevo era semplicemente quello di poter dare una mano alle persone molto più esperte di me. È stata un’esperienza indimenticabile tant’è che quando si è presentata l’opportunità di acquisire quella conoscenza fondamentale per poter diventare un valido aiuto, non ho perso l’occasione.
Il corso ha puntato molto sulla conoscenza del nostro territorio, sulle dinamiche dei fiumi, sulla importantissima lettura del sito allerta meteo della protezione civile della regione – strumento utilissimo per mappare non solo le precipitazioni, ma anche il livello dei nostri numerosi corsi d’acqua – sull’utilizzo in modo adeguato dei dispositivi di protezione individuale e ovviamente nell’acquisire più dimestichezza con i diversi tipi di idrovore. Da quello che ci hanno raccontato siamo state le “cavie” poiché si è trattato di un primo corso sperimentale che ha visto la collaborazione anche del gruppo delle “nutrie” altrimenti denominate “Squadra di sicurezza fluviale”, uno splendido gruppo che ci ha illustrato in modo dinamico e coinvolgente cosa comporta il loro lavoro spiegandoci inoltre, anche attraverso video davvero incisivi, ogni forma di pericolo che il fiume porta con sé. Ci hanno informato che hanno iniziato a portare questo tipo di progetto anche in alcune scuole a Marano a causa dei tanti, troppi incidenti mortali, che ogni estate si verificano. Penso che questo tipo di progetto vada portato non solo nelle scuole della provincia, ma anche illustrato alla popolazione, perché la conoscenza dei tanti pericoli che i corsi d’acqua rappresentano potrebbe sicuramente evitare altre tragedie.
Presso la Consulta, i volontari della Protezione Civile oltre a farci provare l’ebbrezza dell’utilizzo di alcuni tipi di idrovore, ci hanno mostrato i vari “attrezzi del mestiere” in caso di alluvioni, spiegandoci anche l’organizzazione di partenza delle squadre in emergenza. Successivamente il gruppo delle Nutrie ci ha fatto prendere dimestichezza con il “sacco da lancio” – uno strumento fondamentale per tentare di salvare chi è malauguratamente caduto in acqua – e sulle tecniche del suo utilizzo. A quel punto ho compreso che devo fare tanto esercizio, perché mi sono resa conto di non avere esattamente quella che definirei una mira eccellente!
Dopo una ultima lezione teorica svoltasi a Bomporto dove malauguratamente ho coniato il termine “fontanella” – un mix tra fontanazzo e coronella – e ho definito volgarmente le calze in neoprene “calze da sub”, il tutto mentre la mia faccia acquisiva capacità inenarrabili di variare in ogni sfumatura di rosso, provando il desiderio di scavare una buca e ricoprirmici, è arrivata la tanto agognata giornata della prova pratica e del test finale svoltasi sempre in quel di Bomporto.

Oltre ai volontari della CRI di Modena e di Finale Emilia, con noi erano presenti i tanti gruppi comunali della Protezione Civile della provincia. Dopo averci diviso in tre squadre abbiamo iniziato le tre prove pratiche. Il gruppo delle nutrie ci ha illustrato come utilizzare i teli sugli argini per proteggerli dall’azione erosiva dell’acqua. Dopo esserci imbragati, abbiamo iniziato a dispiegare il telo avvicinandoci pian piano all’argine del fiume. Fondamentali per questa tecnica sono due figure: una che osserva che nessuno oltrepassi la linea di pericolo (ovvero troppo vicino al bordo dell’argine) e in quel caso ci avvisa immediatamente con il fischietto, l’altra che dirige i lavori, poiché è fondamentale dispiegare il telo in sincrono cosa non scontata, specialmente quando questa azione viene svolta magari di notte e sotto la pioggia con il fiume in piena.

La seconda prova ci ha portato a camminare lungo l’argine osservando eventuali anomalie, un piccolo esempio di quello che andremo a fare quando saremo di turno per la sorveglianza arginale.

Nello svolgere l’ultima prova mi è stato utile l’esperienza acquisita durante il corso base OPEM, in quanto abbiamo utilizzato le due tecniche di passaggio del sacco di sabbia formando i due tipi di catena umana: la prima laterale e la seconda posizionati uno di fronte all’altro leggermente sfasati. Quest’ultima tecnica è sicuramente quella che prevede meno sforzo, ma il cui utilizzo presuppone anche la presenza del doppio di volontari necessari per creare la catena umana laterale. Sotto l’occhio attento e severo dei nostri istruttori abbiamo creato una coronella per arginare un immaginario fontanazzo.

Dopo il pranzo è arrivato il temutissimo (almeno per quanto mi riguarda) test finale
Il test si è tenuto in un assoluto silenzio sotto lo sguardo vigile dei nostri istruttori.  Dopo la consegna ogni volontario è stato chiamato singolarmente davanti alla Commissione che consisteva in sei istruttori. Ho avuto la sfortuna di essere l’ultima ad essere chiamata, intorno alle 6 del pomeriggio. Nel frattempo credo di aver creato un solco sul pavimento dove temo serviranno almeno due piani di sacchi di sabbia per rendere la superficie nuovamente calpestabile! 

Salita sul palco dove, dietro il tendone mi attendeva la Commissione, mi sono seduta con un sospiro che ha suscitato l’ilarità degli scrutatori. Il mio sollievo e la mia gioia di essere passata con 28 su 30 è stata così evidente da suscitare un’altra risata.
Sono certa che è stato lo stesso sollievo e soddisfazione che hanno provato anche i nostri istruttori che ci hanno accompagnati a una degna conclusione di questo percorso. Vorrei ringraziarli di cuore per il loro profondo impegno, passione e pazienza dimostrata ad ogni lezione teorica e pratica.
Non posso che essere riconoscente di essere entrata a far parte di questo mondo, spero di poter acquisire man mano maggiore conoscenza e sicurezza.

Per dimostrare la mia buona volontà sottoscrivo e prometto solennemente che mai più pronuncerò parole come fontanella o calze da sub. 

Di seguito alcuni link utili:
https://allertameteo.regione.emilia-romagna.it/
https://www.cpvpc.it/cms/settori/sicurezzafluviale#
https://www.cpvpc.it/cms/