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Come dipingere un'esperienza di Umanità - di Rosa Bolzon
da newsletter 31 del 31 maggio 2021
Vogliamo condividere con voi l’esperienza di Rosa Bolzon che è stata in missione presso il punto vaccinale di Termoli e per il quale la sala operativa nazionale aveva richiesto un supporto di medici ed infermieri per la campagna del vaccino anti-COVID19. Ecco le sue stesse parole mentre ricorda i compagni di questo viaggio:
“Stasera vorrei essere un pittore per fissare nella tela le immagini, i volti, i suoni, i colori dell’esperienza vissuta a Termoli per la campagna vaccinale dell’ospedale da campo San Timoteo con la Croce Rossa. Vorrei emulare il pittore termolese Basso Ragni per l’uso sapiente dei colori e le sue pennellate vibranti e massicce. Sullo sfondo, a pennellate marroncino chiaro striate di verde, l’ospedale San Timoteo, enorme, squadrato, con la statua ingobbita e inquietante di padre Pio all’ingresso.
Sotto, lo svelarsi bianco lucente con le grandi croci rosse delle tende amene, rifugio e opera dei tanti volontari. A tinte focose rosso fuoco l’inizio campo, con l’incontro dello scoppiettante gamberetto, e strisce di fumo bruciacchiante si elevano dalle tende. Sfumano i colori portando serenità con l’arrivo di Alessandro, pacato, autorevole, professionale, un vero leader. Tanti altri personaggi si muovono nella scena con le loro peculiarità. Giovanna, napoletana verace, le appenniniche portatrici di prodotti locali, aceto balsamico e parmigiano reggiano, la giovinezza di Giulia, la compostezza di Gaetano, la voluminosità del Marinelli, l’energia dinamica di Raffaele, Rita ciarliera, l’efficiente Lorenza, la pacatezza di Rino, la dolcezza di Davide, il tuonante medico Franco, l’operoso Leonardo, la risata di Sandra e le tante altre Sorelle. Volti, voci, persone, storie ricche di vita, di operosità costruttiva. Mi gira in testa il ritornello de “Il Pensionato” di Guccini: i suoni usati e strani dei tuoi riti quotidiani, buongiorno, prego, avanti, braccio destro, braccio sinistro, un quarto d’ora di osservazione. E gli sguardi, gli incontri degli occhi sopra le mascherine, ora attenti, ora sfuggenti, tristi, speranzosi o depressi. Le andature lente, strascicate, claudicanti. Grazie, prego, vi siamo riconoscenti. I dialoghi fugaci sul disastro della pandemia in atto, sull’inefficienza dei politici, sulle speranze del vaccino, sull’impoverimento di tanti e l’arricchimento di pochi. Le camicie abbottonate fino al collo, le maniche troppo strette, le lunghe file al freddo. Mescolanze di colori, voci, suoni, mormorii; e lo sguardo si allarga al paesaggio dentro i passi lenti e cadenzati di Piero che, con la consapevolezza del suo tempo breve, assapora e si incanta davanti ad ogni colore e fiore. Il violetto della malva, il giallo intenso della senape, i nerboruti tronchi del fico, l’iperico solare, le querce piegate dal vento. Le nubi accavallate, il vento pungente, le isole Tremiti visibili all’orizzonte. L’effervescente Robertino che decanta la sua Tremoli pur vedendone i limiti, in un castello che è una torre, in una cattedrale caduta, ricaduta e ricostruita, dei santi Basso e Nano, e della campana che suona in fondo al mare. Ritocco il quadro con il verde della speranza che diminuisca questa brutta pandemia e il giallo solare per la gioia di aver apportato una goccia in questo mare di sofferenza mondiale. Mi allontano, guardo la scena nel suo insieme, la tela è piena, è viva, mi commuovo, mi sento ricca e grata. Grazie, grazie e tutti voi, alla vita che mi permette di esserci e partecipare a questa grande UMANITÀ’!”