La storia

Ricordando

Erano gli anni del dopoguerra, il secondo conflitto mondiale si era formalmente concluso con il Trattato di Parigi ( Trattato di Pace ) del 10 febbraio 1947. Nell’entusiasmo della cessazione delle ostilità avvenuta nel teatro europeo nel maggio del 1945, pochi sono a ricordare che l’Italia rimase in “stato di guerra” con le Nazioni Alleate fino al febbraio del 1947.

Il Trattato di Pace fu pesante e ancora oggi, pur a fronte di alleggerimenti derivanti dalla evoluzione del quadro internazionale e dei rapporti di alleanza, se ne colgono ancora talune limitazioni.

Lo sforzo condotto da Alcide Degasperi, al tempo Presidente del Consiglio dei Ministri, sintetizzato nel Suo discorso tenuto a New York di fronte ai rappresentanti delle Nazioni Alleate, diede l’avvio a quel graduale processo di “rientro” dell’Italia nel contesto internazionale.

L’attuale Organizzazione delle Nazioni Unite fu fondata il 24 ottobre 1945.          

Già il 14 agosto 1941 ne furono gettate le basi con la firma della Carta Atlantica. Il 1° gennaio 1942, 28 Nazioni, a cui se ne aggiunsero altre 21, proclamarono la loro adesione al progetto costituzione delle Nazioni Unite.

L’Italia, al pari delle altre Nazioni sconfitte, ne fu esclusa.

La sua ammissione si ebbe dieci anni dopo e, precisamente, il 14 dicembre 1955.

Una sola realtà si mantenne “integra” in quei dieci anni di attesa, conservando a pieno una sua “personalità giuridica internazionale”: la Croce Rossa Italiana.

Un fatto poco noto ad un pubblico generale e che ebbe a costituire la prima missione militare italiana fuori area, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, fu l’invio alla guerra di Corea (1951 – 1955) con inserimento nel dispositivo delle Nazioni Unite, di una Unità del Corpo Militare CRI, e precisamente l’Ospedale n° 68.

Vi parteciparono Ufficiali, Sottufficiali e Militi del Corpo con l’affiancamento di Personale del Corpo delle II.VV. 

Al tempo, l’Italia non faceva ancora parte delle Nazioni Unite e tale partecipazione costituì agli occhi della comunità internazionale un esemplare “biglietto da visita”.

Io al tempo avevo 8 anni, allora la CRI era strutturata principalmente su due pilastri che oggi definiamo come “componenti”: Il Corpo Militare, Il Corpo delle II.VV.

A questi si aggiungevano i Soci Ordinari, I Soci Vitalizi, Le Dame di Croce Rossa e la Croce Rossa Giovanile formata dai più giovani.

Ricordo con emozione quando mi fu consegnata la mia prima tessera ed il distintivo.

Avevo 10 anni, indossare quel distintivo mi riempiva di orgoglio e sottolineava, già da allora, la mia adesione ai Principi di Croce Rossa.

Erano tempi in cui opposte ideologie sovente contrastavano tra loro, il modo era diviso in “blocchi”, l’Italia rivendicava il ritorno di Trieste alla madre patria e le divisioni, le contrapposizioni tra gli adulti, sovente diventavano motivo di discussione tra i più giovani.

Il mio indossare il distintivo di Croce Rossa mi portava ad assumere una posizione di neutralità, non sempre capita, a volte giungevamo ad azzuffarci, ma eravamo una generazione cresciuta in fretta, le ferite della guerra ancora si sentivano nelle famiglie, io ero figlio di un Mutilato di Guerra, diversi miei amici erano Orfani o i loro padri erano dispersi in prigionia.  

Per chi ha memoria della Città di Modena negli anni ’50 del XX° secolo, ricorderà come in piazza Grande, ove ora si trova l’edifico della Cassa di Risparmio, oggi UniCredit, sorgesse l’imponente edificio “umbertino” del Tribunale.

Iniziando a percorre via Francesco Selmi, di rimpetto all’allora albergo “Lo Scudo d’Italia” vi era la Croce Rossa.

Vi stazionavano sempre davanti le ambulanze dal tipico colore “sabbia” dell’epoca., ancora oggi in uso per i mezzi del Corpo Militare.

Ricordo la Lancia “Ardea” 900 mod.1950 modificata. Allora non era ancora codificato l’uso del lampeggiante blu, vi era invece, sul fronte dell’autovettura, sopra il parabrezza, una sorta di faro con il simbolo della Croce Rossa retroilluminato, ricordo anche una ambulanza modello 1938, mi sembrava imponente.

Il vecchio Tribunale fu poi così demolito e la CRI si trasferì nei locali messi a disposizione in Corso Vittorio Emanuele.

Nelle ore serali e particolarmente alla domenica mattina, la vita cittadina si concentrava in Via Emilia, sotto i Portici del Collegio, sempre con grande animazione.

 Vi erano numerosi esercizi, veri e propri punti di incontro.

Ogni anno era organizzata la “Settimana della Croce Rossa”.

Si trattava di un vero e proprio evento che vedeva le Infermiere Volontarie impegnate a raccogliere fondi, in certe cassettine di legno che poi ebbi a ritrovare dimenticate nel magazzino di Corso Vittorio Emanuele verso la fine degli anni ’90.

Era come d’obbligo esibire la spilletta o il nastrino che venivano appuntati ai donatori e ne indicavano l’avvenuta offerta.

Ritrovavamo poi le Infermiere Volontarie nella Loro storica tenuta e le Dame, fuori la messa della domenica, alla chiesa di San Vincenzo, ancora in parte sventrata dai bombardamenti, alla chiesa di San Carlo, alla messa di San Francesco, nello spazio antistante il Duomo. 

C’era anche la vecchia tenda militare allestita in Piazza Mazzini.

La vita della Città allora si svolgeva tranquillamente e ricordo ancora la domenica mattina i Carabinieri in alta uniforma, percorrere a coppia i portici del Collegio o montare di piantone al palazzo del Governo in Corso Canalgrande (Palazzo detto del Principe foresto).

Guardavo con ammirazione la Loro “sciabola corta” e mi venivano a mente avventure di pirati.

Erano i sogni di un bimbo di dieci anni o poco più.

Nel novembre del 1951, vi fu la tragica l’alluvione del Polesine. Ricordo che per diversi anni fu messa in piedi una raccolta di indumenti, generi di conforto e giocattoli per i bambini.

Il dramma si ripeté nel 1957.

La popolazione di quelle terre era in ginocchio, avevano perso tutto e ricordo di essermi impegnato in classe, frequentavo le elementari, in una “campagna” di raccolta di giocattoli da inviare a quei bambini.

Il suggerimento ci veniva dagli adulti, ma la generosità era tutta nostra, con le nostre mani confezionavamo pacchi di pesante carta da imballaggio, a volte anche solo carta di giornale e dentro mettevamo un bigliettino con il nostro nome.

Allora non c’erano tanti giochi come adesso, il solo avere una automobilina o un soldatino era possedere un tesoro e molti di noi si privarono di quel loro tesoro.

Una solidarietà che mi continuò ad accompagnarmi nel 1966 quando vi fu la terza alluvione, poi fu Firenze e Venezia e nel 1976, il terremoto del Friuli.

Per molti anni fui semplice “socio ordinario” di Croce Rossa, versavo la mia piccola quota, ma altre vicende, altri impegni, non ultimo il servizio militare e la famiglia che cresceva, non mi consentirono di essere pienamente attivo.

Partecipai come “tecnico” in supporto a quella che poi sarebbe divenuta la struttura di Protezione Civile, ai soccorsi in Friuli, al terremoto in Campania, alla emergenza Etna in Sicilia e in tante altre occasioni, fino a quando non mi fu reso possibile partecipare alla attività di Croce Rossa come socio attivo, arruolandomi nel Corpo Militare.

Era un “vecchio amore” che andò a risvegliarsi, riandando con la memoria a quel ragazzino che portava con orgoglio il distintivo della CRI giovanile all’occhiello.

Per oltre venticinque anni ho avuto l’onore di rivestire l’uniforme e spero unicamente di avere fatto del mio meglio, senza chiedere altro.

Anche se residue energie non mi mancano del tutto e la voglia di fare non mi ha abbandonato, gli anni sono quelli che sono, recentemente mi è stato comunicato il collocamento in congedo per raggiunti limiti di età.

Sarei comunque a sperare con questa breve carrellata di ricordi di potere stimolare i più giovani a percorrere un cammino che non è facile, che richiede sacrifici, che a volte espone a rischi pesanti, ma che è bello da percorrere se si intendono i Principi di Croce Rossa come un qualcosa che fa parte del Nostro sentire.

Dalla morte della mia Mamma, Cittadina Svizzera, vivo ormai gran parte del tempo fuori Italia, ma continuo a collaborare con la CRS (Croce Rossa Svizzera) come “donatore” e con il CICR, mettendo a disposizione l’esperienza acquisita come Consigliere Giuridico FF.AA.

Molti forse senza bene approfondire, identificano la Croce Rossa con il pur lodevolissimo servizio di ambulanza, ma questa è solo la punta di un “iceberg”.

Nei miei anni giovanili ricordo che il servizio di ambulanza era svolto egregiamente anche da parte del Corpo Nazionale VV.F. vennero poi le “altre croci”, molte di queste radicate nella storia e cultura delle varie regioni, come la “Misericordia” in Toscana, ma le peculiarità della Croce Rossa restano.

Tanto è cambiato da allora, ma per chi “ama” la Croce Rossa c’è una storia di cui andare fieri, c’è un mondo da scoprire, c’è tantissime cose da fare, ognuno vi può trovare collocazione in base alle Sue attitudini e non importa quanto potrà fare, l’importante è fare e farlo.