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Campo interregionale - LE PAROLE DEI VOLONTARI
da newsletter 93 del 30 aprile 2024
Sarah Raminelli

Ho partecipato come SEP al Campo Nazionale di Reggiolo che ha rappresentato un momento di grande collaborazione e sinergia tra le squadre SEP, MIGR, OPSA, SMTS e UC. L’obiettivo comune era chiaro: prepararsi al meglio per rispondere efficacemente alle emergenze e ai bisogni delle comunità in situazioni di crisi.

Nella simulazione, le squadre si sono trovate di fronte a un complesso scenario: un gruppo di simulatori dispersi durante un’attività ciclistica, mentre un’altra squadra di simulatori impersonava i parenti delle vittime, ansiosi in attesa di notizie coadiuvati dalla squadra SEP. Grazie alla rapida e coordinata azione delle squadre OPSA – SMTS e UC, i dispersi sono stati individuati e salvati, mentre i volontari del SEP hanno offerto supporto emotivo e pratico ai familiari delle vittime.

Ma l’addestramento non si è limitato alla simulazione: le squadre, composte da volontari provenienti da diverse aree geografiche e con diversi background, hanno affrontato con determinazione e spirito di squadra un vero e proprio censimento della popolazione di Reggiolo. In un esempio tangibile di collaborazione, i volontari del SEP, MIG, OPSOCEM e RFL hanno unito le forze per raggiungere l’obiettivo comune.

Ancora più preziosi degli esercizi pratici sono stati gli incontri post-attività, in cui ogni volontario ha avuto l’opportunità di riflettere sulle proprie azioni, identificare punti di forza e aree di miglioramento. Questo scambio costruttivo ha permesso a ciascun partecipante di crescere professionalmente e personalmente, preparandoli a rispondere ancora meglio alle sfide future. La squadra SEP si è spesa, oltre che nelle attività prestabilite, anche nel servizio mensa e nell’ascolto attivo dei volontari partecipanti al campo.

In conclusione, l’addestramento nazionale a Reggiolo è stato molto più di una simulazione: è stato un tributo vivente ai valori della Croce Rossa Italiana. Attraverso la collaborazione, la compassione e la dedizione al servizio, i volontari hanno dimostrato il loro impegno a essere pronti a rispondere alle esigenze delle persone nelle situazioni più difficili.

 

Gerardo Garzone

Si è svolto a Reggiolo (RE) nel fine settimana dal 19 al 21 di aprile, il Campo interregionale fra Lombardia ed Emilia Romagna che ha visto impegnati 300 Volontari della Cri, nelle varie esercitazioni con l’obiettivo di apprendere e perfezionare le tecniche del soccorso assistenza e supporto nell’ambito della Protezione Civile.

Io sono stato scelto nella selezione effettuata in seguito al gran numero di iscrizioni per questo evento, segno che questi campi hanno un gran richiamo da parte dei volontari che vogliono imparare a prestare un soccorso in caso di calamità o maxi emergenze.

Per questo Campo sono partito con la qualifica di Migr, figura che si occupa dell’assistenza di persone migranti che sbarcano nei porti italiani o che sono collocate nei centri d’accoglienza sul nostro territorio. Ed è la prima volta che in un’esercitazione veniamo chiamati all’addestramento, quindi siamo stati gli apripista per i prossimi campi per quanto riguarda i Migr.

Siamo partiti da Modena in pulmino con gli altri miei colleghi e colleghe della CRI di Modena alla volta di Reggiolo. Come sempre accade in questi casi, l’atmosfera che si respira è quella di grande euforia e di grande impazienza per ciò che ci aspetterà.

Arrivato al Campo, dopo essere passato in Segreteria per la registrazione, ho preso possesso della tenda N° 24 già allestita fin dalle prime ore del mattino dal gran lavoro della logistica che si è occupata di montare il campo in modo splendido!
In tenda ovviamente non ero da solo ma eravamo in 10 volontari, in maggioranza colleghi di Comitato, ma alcuni provenienti dalla Romagna e dalla Lombardia.
L’ottima cena del Venerdì sera ha inaugurato l’apertura del campo, e un plauso và a chi in cucina ha lavorato per preparare l’ottimo cibo durante tutti e tre giorni del campo.
La notte nei campi è sempre uno dei momenti più temuti, perchè il freddo quando arriva è sempre un cattivo compagno. L’esperienza fatta nei campi precedenti è servita e grazie al sacco a pelo e all’equipaggiamento termico sono riuscito a sopravvivere e a non farmi sopraffare dal freddo.

Il Sabato è stata la giornata dell’esercitazione vera e propria, dove tutti hanno avuto il proprio scenario da affrontare; per esempio gli Opsa (salvataggio in acqua) hanno svolto un’esercitazione in fiume assieme agli Smts (soccorsi speciali), i Cinofili hanno affrontato uno scenario nella ricerca dispersi, altri scenari affrontati sono stati una maxi emergenza con il coinvolgimento di un Autobus, e l’evacuazione di due due scuole.
Per quanto riguarda lo scenario per noi Migr, fatto assieme agli RFL (Restory family Link) e gli Opsocem (operatori sociali in emergenza), era la simulazione di un censimento da svolgere in luogo aperto simulando un caso di assistenza alla popolazione durante una grande emergenza.

L’esercitazione consisteva nel censire gli abitanti di una piccola frazione di Reggiolo e riportare i dati con eventuali vulnerabilità riscontrate su una scheda da dare ai servizi sociali del posto.
L’esercitazione è andata bene anche se era più indicata agli Opsocem e ai Sep, ma comunque è stata utile per tutti a prescindere dalla qualifica.

La Domenica, dopo la seconda notte passata al freddo nella tenda (anche questo fa parte dell’esercitazione), tutti insieme abbiamo smontato le tende ad esoscheletro, tende di nuova concezione montate su di un telaio in metallo, e questo è stato un ulteriore addestramento come Opem (Operatore in emergenza).
E finalmente, dopo il meritato pranzo con torta per festeggiare la fine del campo, sono ritornato a casa stanco ma felice!

Quindi, posso dire di essere tornato a casa con un bagaglio di esperienza in più che mi servirà per i prossimi campi ed nel caso dovesse esserci davvero bisogno.
Concludo dicendo che una delle cose belle dei campi è la condivisione delle esperienze con i volontari di altri comitati, che fa sviluppare un grande senso di collaborazione ed inclusione come una vera e propria comunità dove la persona è messa al centro, soprattutto in caso di bisogno.
Fiero di far parte della grande comunità di Croce Rossa.

 

Sabrina Natali

“Partenza alle 5” – Diario semiserio della mia prima avventura al campo interregionale

Sabato 20 aprile: partenza ore 5 dalla sede, ce lo posta il nostro Panizza nella chat “Campo Interregionale”. Chiediamo conferma, perché in fondo Reggiolo non è così lontana, ma il nostro amato referente ce lo conferma: “sì esatto”, ci risponde. D’accordo, probabilmente dovremo fare qualcosa per cui è necessario partire molto presto. C’è chi lo prende anche troppo sul serio, come Stefania che è già presente in sede alle 4.20 e invece c’è chi ha capito tutto come Giovanni che parte tranquillamente in auto per arrivare intorno alle 7.

Poco prima della partenza Stefania ha una sorpresa per me e Brunella – tutte e tre del corso base di novembre – il nostro nome, che aveva ordinato a suo tempo Bridget, da attaccare alla giacca. Io e Brunella, con emozione, ce lo attacchiamo al “tre”.

Pronti e carichi di aspettative, si parte per quel di Reggiolo, più precisamente al Parco Salici, dove è stato allestito da chi ci ha preceduto il giorno prima, un campo per le esercitazioni di emergenza, nello stesso luogo dove era stato predisposto il campo di accoglienza dei terremotati nel 2012.
Arriviamo prestissimo, il campo si sta appena svegliando, si contano su una mano i volontari in giro per il campo e nel nostro gruppetto alberga lo stesso pensiero: probabilmente Fabrizio voleva forgiarci già al primo appuntamento e testare la nostra perseveranza, o forse Giovanni è stato l’unico a interpretare i suoi messaggi!

Dopo un attimo di esitazione ci guardiamo negli occhi e decidiamo di dirigerci alla tenda numero 25, luogo dove abbiamo saputo sta dormendo pacificamente Fabrizio. Le nostre intenzioni bellicose ci spingono a tirarlo brutalmente giù dalle brande, ma alla fine il nostro buon cuore ha la meglio e la nostra entrata in tenda passa abbastanza inosservata.

Beh, dopotutto possiamo goderci il campo al suo risveglio. Il clima è frizzantino, anzi no, è terribilmente freddo, ma siamo davvero carichi per questa giornata che sta iniziando e a pensarci bene ci dispiace per i nostri amici che hanno passato la notte con questo gelo.

Memori delle lezioni OPEM ci dirigiamo alla segreteria che, essendo arrivati davvero troppo presto, era chiusa al nostro arrivo. Come da prassi ci registriamo. “È la prima volta”, affermo con emozione. Mi viene rilasciato un cartellino con la qualifica OPEM che porterò con orgoglio per tutto l’arco della giornata.

Ci rechiamo quindi alla tensostruttura adibita a mensa e penso ad un’altra nota positiva: essendo arrivati così presto la fila per la colazione è davvero molto breve. In fondo Fabrizio ci ha scritto “partenza alle 5” perché non voleva farci fare la fila e quindi lo perdoniamo, anche perché siamo davvero molto buoni.

La fame è tanta, non abbiamo fatto ancora colazione, prendo qualche merendina, anche per dopo perché ho scordato il saggio consiglio di prendersi qualche barretta energetica per la giornata e infine arrivo al tanto desiderato caffè. Ci sediamo tutti insieme e finalmente butto giù qualcosa di caldo, dal sapore non del tutto comprensibile, ma essendo caldo va bene tutto! Mentalmente inizio a prendere appunti su quello che occorre in un campo: quando consigliavano di prendere anche quello che poteva sembrare superfluo avevano decisamente ragione: scaldacollo e berretto rimasti bellamente nell’armadio al calduccio a casa. Anche questo insegna.

Mentre attendiamo che i nostri amici della 25 e della 24 si alzino e si preparino, giriamo per il campo. Si tratta del primo campo interregionale che vede la presenza dei volontari dell’Emilia-Romagna e della Lombardia con l’intento non solo di esercitarsi, ma soprattutto di rodarsi per arrivare a collaborare al meglio, arricchendo le nostre capacità in situazioni di emergenza.

Nel campo sono allestite tende, aree per l’infermeria, box per la logistica e accoglienza e un’area innovativa tecnologica per il controllo telematico di tutti gli eventi.
I cinofili con i loro bellissimi cagnoloni sono i primi a vedersi aggirarsi per il campo: si stanno preparando per recarsi al luogo dove si svolgeranno le pratiche di attività di ricerca persone.
Poco dopo il campo si sveglia velocemente, le sorelle, sempre presenti, dispongono la loro area PMA. Quando tutti si sono rifocillati inizia l’attesa. “Portate molta pazienza” ci aveva scritto Panizza nella famigerata chat. Questo momento lo sfruttiamo per guardarci intorno e fare conoscenza con i tanti volontari presenti al campo, circa 350 verrò a sapere poi.
Arriva finalmente il momento, ci dividono in gruppi per iniziare le esercitazioni: il nostro gruppetto inizierà al campo con la torre-faro e il montaggio della tenda, nel pomeriggio faremo pratica con le idrovore. Dopo una bella chiacchierata con il primo istruttore che ci racconta la gestione di un campo, passiamo alla torre-faro. La cosa più complicata da gestire è la “messa a bolla” dove ci rendiamo conto che la mancanza di coordinazione – per piazzarla ci vogliono quattro persone – rallenta le operazioni. Fondamentale la quinta persona che deve coordinarci. Dopo qualche inghippo riusciamo a metterla in bolla. La fase successiva è il posizionamento dei quattro fari, l’innalzamento e infine l’accensione. Tutto si svolge regolarmente. Dopo aver fatto a turno tutte le fasi, l’istruttore adibito al montaggio delle tende ci preleva per portarci nella zona dove troviamo le tende piegate pronte per noi. Per montare questo tipo di tenda di nuova generazione – 50 m2 con esoscheletro – occorrono minimo 4 persone, ma ci rendiamo conto che in 8 è molto meglio. La prima fase consiste nel montare l’esoscheletro e infine la tenda. Come accaduto per la giornata a Marzaglia a fine corso OPEM, mi rendo conto sempre di più di quanto sia importante e insostituibile l’ascolto e il sincrono fra i volontari. Queste giornate sono oro puro per imparare a collaborare fra noi, perché non è qualcosa che viene immediatamente, ma va rodata. Finito di montare la tenda non c’è tempo per smontarla: è già ora di pranzo e la fila è già bella lunga.
Ci ritroviamo in mensa con il gruppo di Modena finalmente riunito: anche momenti conviviali come questi sono importanti per conoscersi meglio e fare squadra.
Dopo pranzo, il tempo, che è stato incerto fino a quel momento, inizia a cedere, sappiamo che qualche chilometro poco distante da noi ha grandinato. Io e Stefania passiamo un attimo alla 25 per riprendere la giacca e vediamo gli istruttori che stanno iniziando a smontare in fretta la tenda per le esercitazioni, prima che voli via, perché il vento sta aumentando vistosamente. Decidiamo di fermarci e dare una mano. Infine, ci viene detto di trovarci tutti in mensa in attesa che il tempo migliori. Sotto la tenda siamo davvero tanti, una marea di rosso vestita, volontari e dipendenti tutti spinti da un’unica grande passione.

Dopo circa un’oretta il tempo sembra volgere al meglio e finalmente le attività possono riprendere. Si parte verso il laghetto dove impareremo a usare le idrovore. Mentre ascolto l’istruttore e guardo il primo volontario cimentarsi, ho un attimo di timore e temo di non farcela, forse proprio per questo decido di buttarmi subito dopo per non lasciare che questo pensiero faccia strada dentro di me. Grazie alla guida dell’istruttore (tutti sono stati davvero pazienti e infaticabili) ci riesco davvero! Calo l’acqua dentro l’idrovora, grazie ai secchi che Brunella raccoglie dal lago, aggancio sempre insieme a Brunella i grossi tubi e insieme accendiamo questo macchinario fino ad allora poco conosciuto. È una collaborazione perfetta. Tutto funziona. Mi sento molto più sicura di me, fiera di non essermi lasciata bloccare dalla vocina interiore che mi diceva di lasciar stare. Io e Brunella ci scambiamo un “dieci” – un “cinque” non bastava – più che soddisfatte.
Si rientra infine al campo base.

All’ora di cena ci ritroviamo di nuovo in mensa, sono arrivate le autorità in rappresentanza della protezione civile: guardia di finanza, carabinieri, vigili del fuoco, vice prefetto e vice sindaco. Li ascoltiamo volentieri, anche se la fame si fa sentire da un po’. Infine, altra fila e la meritatissima cena. Foto finale del gruppo riunito del Comitato di Modena e partenza ore 23 circa verso casa.

Lungo la strada un po’ in dormiveglia rivedo tutta la giornata mentre le emozioni si aggrovigliano dentro di me. Sento di fare parte di qualcosa di grande, il cui valore va oltre la mia comprensione, perché so bene che questo è solo l’inizio e che di fronte a me ci saranno tante opportunità per continuare a formarmi e soprattutto per imparare a lavorare insieme in modo sempre più efficace e in sicurezza; per portare quell’aiuto disinteressato fondamentale per la costruzione di una Comunità degna di questo nome e diciamocela tutta, anche per il mio arricchimento personale.

Perché quella vocina interiore che mi sussurrava all’orecchio che queste cose non sarei riuscita a farle, oggi l’ho proprio messa a tacere!

Ringraziamenti finali immancabili: fiera di far parte del Comitato di Modena, felice di iniziare a conoscervi sempre di più. Grazie al gruppo del “sabato”: Michele, Giuseppa, Gerardo, Brunella, Stefano, Stefania, Giovanni e la spassosissima Rosa. Grazie ai temerari che hanno dormito a temperature imbarazzanti: sorella Chiara (adoro la sua ironia), sorella Zoubida, Sarah, Erika, Angela, Matteo, Francesco, Enrica, Annamaria, Ivano, Cristina e Marta. E grazie alle mie colonne di riferimento: Bridget, la mitica zia Irene (che amo da quella pizzata che concludeva il campo alle scuole medie Ferraris) e ovviamente Fabrizio Panizza a cui in fondo voglio ancora bene, nonostante quel “partenza alle 5”.

 

Angela Totaro

Esercitazione SMTS sul Po: Creazione di una Zip Line per il Soccorso

Dal 19 aprile, le rive del Po a Reggiolo sono diventate il teatro di un’importante esercitazione di soccorso organizzata per i gruppi speciali di Croce Rossa. L’obiettivo principale dell’esercitazione OPSA è stato quello di implementare una zip line tra le due sponde del fiume Po per facilitare le operazioni di ricerca e salvataggio di persone disperse.

Il Primo Giorno: Costruzione del Team e Preparazione

L’evento è iniziato venerdì 19 aprile con una riunione preliminare che ha permesso a tutti i partecipanti di conoscersi e di comprendere nel dettaglio le manovre che sarebbero state eseguite il giorno successivo. Questa fase iniziale è stata cruciale per creare un ambiente di lavoro collaborativo e per definire chiaramente i ruoli.

Il Secondo Giorno: Azione sul Campo

Il giorno successivo, il gruppo si è trasferito sulle sponde del Po, dove ogni volontario è stato equipaggiato con idrocostume, casco e giubbotto galleggiante. Questa attrezzatura, essenziale per garantire la sicurezza durante le operazioni in acqua, è stata indossata a coppie per assicurarsi che ogni elemento fosse correttamente posizionato.

Uno dei momenti chiave dell’esercitazione è stato il dispiegamento della prima sagola. Un gruppo di cinque volontari esperti, considerando la forte corrente, ha proceduto a stabilire il primo collegamento. Utilizzando un gommone da rafting ha trasportato la sagola costeggiando la riva per poi procedere  in diagonale verso il punto stabilito sulla sponda opposta. Il secondo gruppo a terra ha aiutato a gestire la sagola.

L’Installazione della Zip Line

Dopo il successo del primo collegamento, un secondo gruppo è entrato in azione. Questo team ha lavorato per creare un secondo collegamento con una sagola questa volta sospesa, per evitare che la corrente potesse muoverla o danneggiarla. Questo sistema ha permesso di stabilire una zip line efficace e sicura, cruciale per le operazioni di soccorso.

Operazioni di Ricerca e Salvataggio

Con la zip line operativa, è stato possibile trasferire i membri degli SMTS dall’altra parte del fiume per iniziare la ricerca dei dispersi.

L’esercitazione sul Po ha dimostrato come la preparazione e la collaborazione siano essenziali nel soccorso specializzato. La creazione della zip line non solo ha permesso di simulare con successo una situazione di emergenza, ma ha reso ogni membro più competente e pronto ad affrontare le sfide reali che potrebbero presentarsi in futuro.

 

Erika Gelsumino

Mi chiamo Erika Gelsumino e sono il Referente Tecnico Regionale (RTR) SMTS Emilia-Romagna.

Il 19, 20 e 21 aprile ho partecipato al campo Interregionale Emilia-Romagna/Lombardia e, oltre alle attività da OPEM che tutti i volontari che partecipano ad un campo fanno, ho lavorato come coordinatore dell’addestramento dei soccorsi speciali che si è svolto nella giornata di sabato 20.

All’addestramento dei soccorsi speciali hanno partecipato circa 90 volontari più gli operatori dedicati alla comunicazione. In uno scenario relativo a due ricerche disperso in contemporanea hanno lavorato in interoperabilità SMTS (Soccorsi con Mezzi e Tecniche Speciali), OPSA (Operatore Polivalente di Salvataggio in Acqua), UC (Unità Cinofile), UAS (Unmanned Aerial System, anche detti droni), TLC (Telecomunicazioni), MIGR (Migrazioni) e con la collaborazione si SeP e simulatori.

All’incirca alle 6 del mattino la Sala Radio Mobile di Scandiano si è spostata sul luogo dell’addestramento (Riva di Suzzara, sulle rive del fiume Po) e si è trasformata in un centro di coordinamento on-site (a bordo c’erano TLC/coordinatore dell’addestramento e coordinatore della sala radio).

Il centro di coordinamento on-site ha attivato la sala operativa del campo base (a Reggiolo) per un pescatore del quale si erano perse le tracce e per un gruppo di ciclisti che si erano persi durante un’escursione. All’arrivo (scaglionato) degli operatori il centro di coordinamento on-site ha composto le squadre, consegnato le radio che sono state geolocalizzate, consegnato delle cartine delle zone da bonificare, caricato i GPS e coordinato gli operatori.

OPSA e SMTS hanno lavorato in sinergia per bonificare un’isola nel mezzo del fiume e UC e SMTS con un gran lavoro di squadra hanno bonificato le zone per cercare i ciclisti. I MIGR hanno lavorato con i SeP per dare supporto ai parenti dei dispersi, tra loro c’era un papà che non parlava italiano e MIGR lo hanno supportato durante i momenti difficili di attesa. Grande lavoro dei TLC con le comunicazioni e per il supporto al coordinamento, dei logisti per la gestione dei pasti e dei mezzi e di tutti gli operatori che hanno partecipato con grande impegno.