formiamoCRI

Esercitazione di Protezione Civile - LE ESPERIENZE DEI VOLONTARI
da newsletter 93 del 30 aprile 2024
Alessia Bandiera

Un’autocisterna contenente materiale corrosivo, uno scuolabus e una ventina di macchine coinvolte in un incidente in autostrada, 50 feriti in tutto e un dispiegamento di forze difficile da immaginare.

Fortunatamente tutto ciò non è accaduto veramente, ma è stato simulato al parco Novi Sad sabato 20 aprile; una maxi-esercitazione promossa dal dipartimento di Emergenza-Urgenza ideata per testare il complicato sistema che si attiva a seguito di eventi di grossa portata.
Nella simulazione sono stati coinvolti tutti gli enti realmente presenti sul territorio, come il SET 118, Croce Rossa Italiana, Anpas, VVF, Protezione Civile e FFO. Per rendere la rappresentazione ancora più vicina alla realtà del nostro territorio, sono state allestite delle tende per simulare gli ospedali, all’interno delle quali il personale che lavora realmente in Pronto Soccorso accoglieva i pazienti.

Non mi dilungherò sui dettagli tecnici dell’evento, perché li potete facilmente trovare su vari siti internet.

Ciò che voglio mettere in risalto, invece, sono il rispetto e la fiducia reciproci che tutti gli enti coinvolti si sono dimostrati a vicenda quella mattina; perché quando abbiamo 50 persone incastrate tra le lamiere, il rischio che i mezzi esplodano e l’aria resa irrespirabile dai fumi, ciò di cui abbiamo bisogno è sapere che possiamo fidarci di chi abbiamo vicino. Sapere che mette in sicurezza la scena, aiuta ad estricare un paziente, a caricarlo in barella, a gestire la preoccupazione dei familiari della vittima. Sapere che tutte queste cose le faccia sia il vigile del fuoco, che il mio collega di ambulanza, che l’agente di polizia. E nonostante tutti gli aspetti da migliorare, di quella mattina mi porto a casa la certezza che non siamo mai da soli.

 

Marcella Bronzi

Non so come mai mi sia stato chiesto di scrivere un articolo sulla maxi emergenza che si è tenuta lo scorso 20 aprile 2024 al parco Novi Sad di Modena.

Perchè mi domando questo?

Perché ho passato la maggior parte del tempo sul cofano di un’autovettura nell’attesa di essere “salvata” dai soccorritori.

Il mio punto di vista è quindi da ritenersi forse distorto perché ben poco ho appreso da quello che mi stava succedendo attorno. I video usciti dopo l’evento mi hanno fatto comprendere l’enormità della cosa; certo lo sai perchè ti è stato raccontato, ma viverlo è tutta un’altra faccenda.

Cosa “materialmente” sia successo non posso raccontarvelo, ma posso tentare di descrivervi le mie sensazioni ed emozioni.
Quello che ho sentito ascoltando i rumori che mi hanno circondato, il prima e il dopo.

Ognuno di noi aveva una scheda nella quale veniva descritto il nostro stato in quel momento, dove eravamo posizionati, e cosa sarebbe capitato. Eravamo contrassegnati da un numero che serviva per identificarci. La mia scheda diceva: conducente (mezzo n. 27!), posizione sopraelevata.

Incosciente con respiro rumoroso, pallida ma non sudata, segni di trauma toracico.

CRITICO

Paziente incosciente, via aeree ostruite, giugulari turgide, cianosi e altro.

COMINCIAMO!

Nel cuore del Parco Novi Sad, è stata organizzata una simulazione di emergenza che ha attirato l’attenzione di residenti e soccorritori. Preparata con cura e dettaglio, l’esercitazione ha interessato un vasto scenario, con 20 autovetture coinvolte, un pullman, un’auto in fiamme e un’autocisterna trasportante sostanze chimiche. L’obiettivo principale? Testare la prontezza e la coordinazione delle squadre di soccorso di fronte a una situazione complessa e pericolosa.

L’evento si è svolto presto al mattino (alle 7 eravamo già alle prese con il trucco), in una giornata abbastanza fredda, ma graziata da qualche raggio di sole che ha fatto capolino tra le lamiere posizionate davanti agli antichi spalti che un tempo facevano parte dell’ippodromo. I partecipanti, provenienti da diverse organizzazioni (VVF, 118, ANPAS, CRI), si sono riuniti per affrontare la sfida con determinazione e impegno.

Una componente fondamentale di questa simulazione è stata la professionalità dei truccatori, che hanno reso ogni lesione e contusione in modo straordinariamente realistico. L’effetto è stato così convincente che alcuni miei amici (ai quali ho mostrato le foto), mi hanno confessato di essere rimasti molto impressionati, quasi spaventati. Un ringraziamento speciale va quindi a Giulia e Rita, che hanno contribuito in modo significativo a rendere il mio stato da simulatore più autentico e coinvolgente.

L’incontro con colleghi vecchi e nuovi ha aggiunto un tocco di solidarietà, familiarità e amicizia all’esperienza.

Prima che simulatori e figuranti entrassero in scena, è stato organizzato un incontro iniziale per spiegare ai protagonisti della nostra storia, come si sarebbe svolto il tutto. 
Terminato il briefing, ci siamo collocati nel bel mezzo della scena, aiutati da chi aveva organizzato l’evento.

Chiedo scusa se le nozioni che riferisco non sono precise al 100% ma è stata una mattinata talmente intensa ed eccitante che tanti ricordi si intrecciano l’un l’altro.

L’idea di posizionarmi sul cofano dell’autovettura assegnatami, è stata una mia scelta; prima di farmi salire, un vigile del fuoco ha pulito il seggiolino del conducente dai vetri frantumati.
Ero in macchina con altre due donne, ed io impersonavo il conducente sbalzato.
T
utto ha avuto inizio.

L’esercitazione è stata commentata da uno speaker, che descriveva minuziosamente quello che stava accadendo. Ho sentito il tepore del fuoco, le informazioni comunicate da chi aveva effettuato la chiamata affinchè venissero mandati i soccorsi, i suoni delle ambulanze, e ho intravisto i vigili del fuoco che più volte sono passati per verificare il mio stato. I rumori erano talmente forti che non hanno sentito il mio rantolo: ero ancora viva! Hanno attaccato sulla mia felpa un cerotto con scritto sopra: guedel (cannula orofaringea che serve per mantenere pervie le vie aeree), che sarebbe servito ai sanitari che purtroppo non sono riusciti a prendermi in carico (perché molto critica).

Ogni tanto passava qualcuno per chiedermi che numero fossi, e io sussurravo: il 27!

Poi, vedendo che per me non c’era più nulla da fare, un facilitatore mi ha confermato il decesso: tu sei morta!

Ebbene l’organizzazione aveva introdotto anche la figura del “facilitatore”, persone che passavano di tanto in tanto per cercare di darci una mano nelle scene. Più volte, qualcuno mi ha chiesto se volessi dell’acqua, ma volevo che la mia scena finisse con l’esaurirsi dell’esercitazione. Mi hanno anche coperto con un lenzuolo che, lo confesso, è stata una cosa abbastanza impressionante.

C’è chi è stato ospedalizzato e c’è chi è stato trattato sul posto.

Non sono stata l’unica ad essere deceduta, e questo fa tanto riflettere. Non è semplice per i soccorritori dover decidere della vita delle persone, e non solo in una maxi emergenza. In ogni turno, in ogni singolo giorno bisogna prendere decisioni che a volte non sono davvero facili. Tutta la mia stima va ai miei colleghi di Croce Rossa, al 118 e ovviamente ai VVF. Credo che il protocollo S.T.A.R.T. (CESIRA per la protezione civile) sia qualcosa che mai riuscirei a fare: salvare più vite lasciando indietro chi proprio non è destinato a farcela è davvero dura.

Quando tutto è finito, ci siamo cambiati, mettendo la divisa e abbiamo pranzato assieme. Un ringraziamento va ai “ragazzi” dell’Anpas che hanno cucinato per tutti! E in ultimo, il briefing di fine giornata: cosa è andato bene, cosa invece va migliorato e quanto sia riuscita come esperienza.

Ovviamente è qualcosa che andrà rifatto per trovare miglioramenti e correggere quello che non è andato bene.
Certamente sarà un’esperienza, per me, da ripetere. Prendere parte a qualcosa che può fare veramente la differenza in un momento di maxi emergenza, è emotivamente molto importante, almeno per me.