formiamoCRI – 15 giugno 2024

Alla ricerca di Ezio! - di Michele Taroni

Ci è arrivata una richiesta URGENTE di aiuto: Ezio risulta disperso. 

Chi è Ezio? Francamente, è importante? Potrebbe essere chiunque, un anziano con l’Alzheimer, un senza tetto in difficoltà o un turista in gita con la famiglia; sta di fatto che Ezio ha bisogno di aiuto e noi, per i nostri principi, ci siamo e…interveniamo!
Ma se per farci dire ECCOCI, non importa sapere chi sia Ezio, per poterlo aiutare concretamente avere il maggior numero d’informazioni su di lui è fondamentale. Perché la volontà di aiutare è essenziale ma è la preparazione e l’organizzazione che la rende efficace.
E allora scopriamo che Ezio è una Guardia Ecologica Volontaria di 70 anni, che era alla ricerca di un lupo di cui si erano avvistate le tracce sull’argine del Panaro nei pressi di Bagazzano, che era solo e che è affetto da ipertensione e diabete e quindi è insulino dipendente. Questo vuol dire che non solo Ezio ha bisogno di aiuto ma che è in grave pericolo di vita se non viene ritrovato in tempi brevi.

Ed è qui che la preparazione e l’organizzazione si sommano alla volontà di aiuto per rendere davvero possibile il ritrovamento di Ezio. Ci si rende conto di quanto avere procedure consolidate, efficaci, conosciute e mezzi idonei sia fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi. 
Questo vuole dire rispondere con certezza alle domande base di una buona organizzazione ossia: Chi fa cosa, dove, quando e perché!

Per questo, quando la grande macchina organizzativa della CRI si mette in moto, dopo aver individuato chi ha detto ECCOMI, la prima cosa da stabilire sono le responsabilità e come vengono distribuite.
In questo caso la squadra che avrà il compito di trovare e possibilmente salvare Ezio sarà composta dal ROS Erika Gelsumino (Responsabile Operativo delle attività di Soccorso), insieme ad un gruppo di altri cinque STMS (Soccorso con Mezzi e Tecniche Speciali, tra cui Matteo Zucchi) che saranno coordinati dal gruppo TLC (Telecomunicazioni, composto da Alessandro Govoni, Bridget Amponsah Adarkwa, Carmine Cavaliero, Ettore Guarino, Gabriele Barbieri e Annamaria Iotti), ed assistiti da sette altri OPEM generici (Operatori di emergenza, oltre a me erano presenti Irene Cipriani, Michele D’Addario, Marta Menani, Giuseppe Nait, Maria Sgarbi, David Pati).

Da qui si parte: stabilire cosa serve ad ogni gruppo per essere operativi. Quindi attrezzatura di soccorso per gli STMS, apparati TLC e GPS, generatore mobile e tutti i dispositivi necessari all’intervento.
È indispensabile pianificare nei minimi dettagli le attività: quale sarà l’attrezzatura, chi la utilizzerà e quanti e quali mezzi serviranno per trasportare cose e persone. Ognuno deve però essere responsabile di identificare ciò che gli servirà (i DPI, acqua, alimenti, vestiario corretto ecc…) ed averlo a disposizione nel momento del bisogno. Ciò che è fondamentale è che ognuno sia consapevole delle proprie capacità sapendosi fermare prima che la situazione diventi per lui non sostenibile, perché un soccorritore che deve essere soccorso non solo mette in pericolo se stesso ma tutta la sua squadra e vanifica l’intervento che si sta eseguendo.

 

Questo e molto altro ci viene detto come cappello introduttivo nel briefing iniziale di Erika che poi procede a descrivere l’area d’intervento ed a costituire le due squadre di ricerca a cui viene affidata una specifica area di ricerca. 

Ogni squadra è costituita da almeno un SMTS che svolgerà la funzione anche di caposquadra, un componente TLC per le comunicazioni ed altri OPEM.


Il gruppo TLC installa la centrale operativa mobile che comprende anche il dispositivo GPS di geolocalizzazione delle squadre. Ogni squadra ha almeno due GPS che vengono attivati e che registreranno l’area che sarà bonificata in modo poi da poterla cancellare dalle aree di ricerca. Una volta provate le comunicazioni si comincia la ricerca che sostanzialmente consiste nell’attento monitoraggio di tutti i punti visibili dell’area e nell’identificazione di eventuali punti che dovranno essere oggetto di ulteriori verifiche perché non accessibili. Il tutto in costante contatto con la centrale operativa. 

Quando, finalmente, la squadra Beta comunica di aver trovato il disperso, di averlo caricato sulla barella di soccorso e che lo stanno trasportando a spalla verso la centrale operativa comunicando i parametri vitali, tiriamo tutti un grande sospiro di sollievo ed anche la squadra Alfa raggiunge la squadra Beta per aiutare nel trasporto.


E’ stata una esercitazione veramente intensa e bella. Abbiamo imparato quanto sia importante avere le giuste attrezzature, la preparazione corretta, il rispetto delle gerarchie e lo spirito di squadra e quanto le tecniche d’intervento, anche le più banali, dalla disposizione degli operatori durante le ricerche alla corretta impostazione del GPS, al giusto modo di comunicare via radio, siano fondamentali nel raggiungimento di un obiettivo che potrebbe essere anche il salvare una vita.